C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una bambina di nome Persefone.
Aveva i capelli scuri come la notte e gli occhi verdi come l'erba fresca. Era la figlia di Demetra, la dea che si prendeva cura di tutti i campi, gli alberi e i fiori del mondo.
Persefone amava i fiori più di qualsiasi altra cosa. Ogni mattina si svegliava presto, prima ancora che il sole aprisse gli occhi, e correva nei prati. Con le sue mani piccole piccole, accarezzava i petali delle margherite, sussurrava buongiorno alle viole e annaffiava con cura le rose selvatiche.
— Buongiorno, piccola rosa — diceva piano. — Hai dormito bene stanotte?
E le rose, si dice, arrossivano ancora di più.
Un giorno, Persefone trovò un angolo del prato dove l'erba era secca e gialla. Nessun fiore cresceva lì. La terra era dura e triste.
— Povera terra — disse Persefone, inginocchiandosi. — Sei sola?
Non aveva magia potente come sua madre. Non poteva far cadere la pioggia o spostare le nuvole. Ma aveva qualcosa di speciale: la pazienza e la gentilezza.
Ogni giorno tornava in quell'angolo triste. Portava un po' d'acqua. Spostava i sassi. Cantava sottovoce una canzoncina:
«Cresci, cresci, piccolo seme,
il sole ti vuole bene,
la pioggia ti dà da bere,
e io resto qui, finché non fiorisci.»
Passarono i giorni. Poi le settimane. E un mattino — vide una piccola cosa verde. Un minuscolo germoglio, dritto e fiero, che spingeva su dalla terra.
— Sei uscito! — gridò lei, tutta felice, saltando sul posto.
Il germoglio sembrava tremare, come se ridesse anche lui. Da quel giorno, quell'angolo di prato diventò il più bello di tutto il mondo. Crescevano fiori di ogni colore: gialli, viola, arancioni, bianchi. Le farfalle venivano a visitarli ogni pomeriggio.
E gli altri fiori del mondo, quando il vento soffiava, si piegavano leggermente — come per fare un inchino a Persefone.